Airbnb a Lugano: il Municipio vede il fenomeno, ma non ancora il problema
È arrivata la risposta del Municipio all'interrogazione de La Sinistra che fotografa un fenomeno in crescita e concentrato in alcuni quartieri.
Nei giorni scorsi il Municipio di Lugano ha risposto all’interrogazione presentata dal gruppo La Sinistra dal titolo “Capire il fenomeno AirBnB a Lugano e intervenire per evitare conflitti con i residenti”.
L’atto parlamentare nasceva come seguito di una precedente interrogazione sul tema e chiedeva sostanzialmente una cosa molto semplice: capire meglio la diffusione degli affitti brevi sul territorio comunale e sapere se la Città stia valutando misure per evitare che il fenomeno possa entrare in conflitto con il diritto all’alloggio dei residenti.
La risposta del Municipio permette finalmente di avere qualche dato in più.
Secondo i dati raccolti, gli appartamenti destinati agli affitti di breve durata rappresentano oggi il 2,57% dell’intero parco abitativo cittadino. Si tratta di 1’093 oggetti su circa 42’600 abitazioni presenti sul territorio comunale.
Il Municipio sottolinea inoltre come il fenomeno sia rimasto sostanzialmente stabile rispetto ai dati registrati all’inizio del 2025.
Interessante anche la fotografia territoriale fornita nella risposta. La maggiore concentrazione di posti letto destinati agli affitti brevi si trova nei quartieri centrali. Lugano, comprendendo Centro, Molino Nuovo, Besso e Loreto, rappresenta da sola il 41,6% dell’offerta complessiva. Seguono Viganello con il 13,3%, Cadro con il 7,8%, Castagnola con il 5,1% e Aldesago con il 4,7%.
Il Municipio precisa inoltre che il Servizio di Statistica Urbana sta conducendo un’analisi per comprendere meglio l’impatto degli affitti brevi sul mercato immobiliare cittadino e verificare se queste attività sottraggano effettivamente alloggi alla residenza primaria oppure vadano principalmente a occupare immobili già sfitti o utilizzati come residenze secondarie. I risultati di questo studio dovrebbero essere presentati entro il prossimo autunno.
Il Municipio resta a guardare
La parte più interessante della risposta arriva però quando si passa dal descrivere il fenomeno alle eventuali misure da adottare.
Su questo punto il Municipio è molto chiaro.
Allo stato attuale non sono previsti interventi immediati sulle Norme di attuazione del Piano regolatore né altre misure specifiche rivolte agli affitti brevi.
L’Esecutivo ritiene che la situazione non sia attualmente tale da giustificare interventi restrittivi e preferisce continuare a monitorarne l’evoluzione nel tempo, concentrando l’attenzione sui comparti che dovessero mostrare una crescita particolarmente marcata o situazioni di conflitto con la funzione residenziale.
Anche alla domanda se esista una soglia oltre la quale il fenomeno possa essere considerato problematico, la risposta è negativa.
Il Municipio afferma di non aver definito alcun limite quantitativo preciso e ritiene che la valutazione debba essere effettuata caso per caso, tenendo conto della distribuzione geografica, dell’evoluzione nel tempo e dell’effettivo impatto sull’accesso agli alloggi per i residenti.
In altre parole: il fenomeno esiste, viene osservato e viene considerato degno di attenzione. Ma non viene ancora considerato un problema.
Una delle fortune di Lugano è quella di non trovarsi ancora in una situazione critica. Questo permette alla città di osservare fenomeni già vissuti da altre realtà europee e di interrogarsi per tempo sulle possibili conseguenze, prima che eventuali problemi diventino difficili da gestire.
Sarebbe però un errore trasformare il dibattito in uno scontro ideologico tra chi vede Airbnb come una minaccia e chi lo considera semplicemente una nuova opportunità economica. La realtà è probabilmente più complessa.
Da un lato è difficile negare che gli affitti brevi generino indotto turistico, portino visitatori in città e offrano una fonte di reddito a molti proprietari.
Dall’altro lato è altrettanto difficile ignorare quanto accaduto negli ultimi anni in numerose città europee, dove la crescita incontrollata del fenomeno ha contribuito a ridurre l’offerta di alloggi disponibili per i residenti e ad aumentare la pressione sul mercato immobiliare.
Il rischio, se si aspetta troppo a lungo, è quello di passare da un estremo all’altro. Diverse città europee, dopo anni di crescita incontrollata del fenomeno, stanno infatti introducendo limitazioni molto severe o addirittura divieti in alcune zone. È davvero questo lo scenario che vogliamo ritrovarci a discutere tra dieci anni?
La domanda non dovrebbe essere se Airbnb sia buono o cattivo. La domanda dovrebbe essere un’altra.
Quando una città decide che è arrivato il momento di intervenire? Quando il fenomeno raggiunge il 5% del patrimonio abitativo? Quando arriva al 10%? Quando interi stabili vengono trasformati in appartamenti turistici? Oppure quando i primi effetti iniziano a farsi sentire sulle possibilità di trovare un alloggio a prezzi sostenibili?
La risposta del Municipio sembra essere solo quella di osservare, raccogliere dati, monitorare.
Tuttavia monitorare non significa soltanto misurare ciò che accade. Significa anche decidere quali siano i limiti che non si vogliono superare. Significa anche riflettere se non sia il caso di cominciare a porsi il problema e chiedersi come costruire una città per chi la vive e non per chi la visita.
Ed è forse proprio questo il punto che oggi rimane aperto.
Perché una città non cambia improvvisamente da un giorno all’altro. Cambia lentamente. Un appartamento alla volta, un palazzo alla volta.
E proprio per questo le decisioni più importanti non sono quelle che si prendono quando il problema è ormai evidente a tutti, ma quelle che si prendono quando è ancora possibile evitarlo.
Quale città vogliamo per il futuro?
Una città che osserva i cambiamenti o una città che decide di governarli?
Links:
La città per chi la vive, non per chi la visita
L’interrogazione della Sinistra:
Capire il fenomeno Air BnB a Lugano e intervenire per evitare conflitti con i residenti



