Lugano Meno Trenta. La trilogia incompleta
Che fine ha fatto “Azione”, il terzo volume annunciato da Stefano Artioli? Il mistero del volume scomparso e una domanda che riguarda ancora Lugano
Confesso una cosa. Sono passati sette anni e sto ancora aspettando il terzo volume di Meno Trenta. Per chi non se lo ricordasse, nel 2019 Stefano Artioli lanciò una provocazione che fece parecchio discutere, secondo lui Lugano era rimasta indietro di trent'anni rispetto alle città più dinamiche e innovative della Svizzera e dell'Europa (e come si poteva dargli torto?).
Da quella riflessione nacque un progetto editoriale ambizioso: una trilogia. Il primo volume si chiamava Riflessione, il secondo Analisi e il terzo avrebbe dovuto chiamarsi Azione.
Già, "avrebbe", perchè quel terzo volume non ha mai visto la luce.
Già il titolo raccontava un percorso ben preciso, prima ci si ferma a osservare la realtà, poi la si studia, infine si agisce. Una struttura apparentemente semplice ma che, a ben vedere, racconta anche il modo in cui affrontiamo spesso i problemi collettivi.
Nel 2019 uscì Riflessione e subito nel 2020 arrivò Analisi. Nel materiale di presentazione dell'epoca veniva annunciato che nel 2021 sarebbe arrivato il terzo e ultimo capitolo: Azione.
Pensai che l'arrivo del Covid prima, e la tragica scomparsa del sindaco Marco Borradori dopo, avevano comprensibilmente semplicemente rinviato di qualche mese o anno la sua pubblicazione.
In verita, almeno pubblicamente, più nulla. Nessuna presentazione, nessun rendering visionario, nessuna grande discussione e neppure nessuna informazione in merito.
Chissà, forse il progetto è stato accantonato, o forse il libro esiste ma non è mai stato pubblicato ed è rimasto in un cassetto.
Nel frattempo dall'uscita del secondo volume ne è passata di acqua sotto i ponti sono passati diversi anni e vi sono state ben due elezioni comunali (2020 e 2024), è arrivato il Plan B, l'inaugurazione del nuovo stadio,
e la discussione su grandi altri temi si è un po' arenata tra le limitazioni finanziarie della città e una politica un po' molto amministrativa e poco visionaria.
Negli anni in cui Meno Trenta faceva discutere, Stefano Artioli interveniva spesso nel dibattito pubblico luganese. Interviste, prese di posizione, riflessioni sulla città e sul suo futuro.
Era anche interessato alla politica degli eventi e aveva sostenuto pubblicamente eventi e strutture cittadine come avvenuto nel 2019 con "Lugano Città del Natale" resa possibile dall'associazione Vivi Lugano e la Fondazione Artisa.
Oggi la sua attenzione sembra essersi spostata altrove. Se si segue la sua attività pubblica, il nome che compare più spesso non è più Lugano ma San Bernardino.
Una domanda sorge spontanea. Perchè Lugano è sparita dai radar e dall'interesse di Artioli (almeno mediaticamente).
Se nella mia biblioteca un vuoto rimane, ci ricorda come il passaggio dalla teoria alla pratica, il salto tra l'analisi e l'azione,
la storia stessa di Meno Trenta, assume involontariamente un significato simbolico per la stessa Lugano.
E io una risposta me la sono provata a dare, anche perché il terzo volume sarebbe stato il più difficile da scrivere.
A Lugano la riflessione e l'analisi non manca.
Di idee, studi, rapporti, tavole rotonde e gruppi di lavoro non siamo mai stati a corto.
È l'azione che continua a essere merce rara.



